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Initiative für mehr Demokratie - Südtirol / Iniziativa per più democrazia - Alto Adige / Scomenciadia por plü democrazia - Südtirol

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DOCUMENTO DI FONDAZIONE

I.

II.

III.

IV.

V.



Dare un futuro alla democrazia è compito delle cittadine e dei cittadini: è affare loro nel senso più profondo della parola. Non può essere lasciato nelle mani di coloro il cui principale, e spesso unico scopo, è quello di ottenere e conservare il potere cercando di spartirlo il meno possibile con gli altri. La democrazia infatti è potere condiviso, diffuso e diviso capillarmente fra cittadine e cittadini in modo equo. Nella democrazia il sovrano è il popolo, sovrane e sovrani sono le cittadine e i cittadini e la sovranità comincia dal fatto che sono loro a determinare le regole del gioco del sistema politico.
Perciò l'Iniziativa per più democrazia nasce e si fonda come unione di singoli cittadini e di loro organizzazioni con lo scopo di dare ulteriore sviluppo al principio dell'uguaglianza di diritto di tutti i cittadini e al principio della libertà politica.

L'Iniziativa per più democrazia vuole realizzare in Alto Adige strumenti di democrazia diretta, al fine di conferire alle cittadine e ai cittadini un potere decisionale politico indipendente dai partiti e vincolante. Intende creare le basi, affinché l'attività delle iniziative civiche e delle organizzazioni in quanto espressione di una società viva e vitale, debba esser presa sul serio in un modo nuovo, potendosi presentare anche con carattere vincolante. L'intento è quello di dare una base giuridica alla loro aspirazione a essere partecipi del configurarsi della realtà politica e sociale.
L'Iniziativa è eminentemente politica poiché presuppone e intende stimolare interesse e impegno da parte dei cittadini verso ciò che li riguarda, le loro esigenze ed interessi. Essa si differenzia però radicalmente da un'attività politica di partito, poiché intende affermare e concretizzare per tutte le cittadine e tutti i cittadini, a prescindere dalle loro posizioni su determinate questioni concrete e posizioni politiche, un diritto a dire la loro con la garanzia di essere presi sul serio. L'Iniziativa per più democrazia non si presenterà ad elezioni, ma realizzerà i propri obiettivi con gli strumenti esistenti di democrazia diretta, fondandosi sulla formazione delle coscienze e sul lavoro di creazione di una nuova cultura politca.

La democrazia è la premessa fondamentale per il superamento dei gravi problemi con cui l'umanità si viene a confrontare in quest'epoca a livello mondiale: la minaccia alle basi vitali, sociali ed ecologiche, della vita. Il suo superamento richiederà profondissimi cambiamenti nella società. Alla fin fine si tratterà di introdurre forme di auto-limitazione. Esse potranno divenire realtà solamente nella misura in cui la società nel suo insieme, tutte le cittadine e i cittadini e le loro organizzazioni che vorranno prender parte a questo processo, cercheranno risposte, si dedicheranno a elaborarle e decideranno infine la loro applicazione. Quelle che segneranno la via percorribile non saranno limitazioni imposte dall'alto e, come spesso accade, fatte accettare per forza e spesso in modo iniquo, ma limiti decisi dalla comunità con la pratica della democrazia diretta.


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I. I principi fondamentali dell'Iniziativa per più democrazia

La democrazia non è fine a se stessa, ma è quel sistema di esercizio del potere che meglio di ogni altro rende giustizia alla moderna idea della persona umana come essere in assoluto libero, autodeterminato e responsabile di se stesso. Quanto meno però l'idea della democrazia è realizzata, tanto meno finora questo essere umano è di fatto una realtà determinante della società. Perciò ogni passo compiuto verso una vera democrazia è anche un rafforzamento della base su cui questa idea di essere umano può divenire reale e determinante nella società.
L'essere umano è libero, non solo di sviluppare e vivere le proprie possibilità e capacità individuali, ma è libero anche in quanto parte della società per determinare in essa a quali condizioni, in quale contesto ed entro quali limiti vuole sviluppare la sua vita. Quello che intendiamo è la libertà di autodeterminarsi. È la libertà politica di determinare le condizioni di vita sociali e quindi anche quelle naturali. Laddove questa libertà è preclusa, proliferano in compenso le libertà private e queste possono trasformarsi in un esercizio di potere sugli altri. Dev'essere data a tutti la libertà politica di dare ad esse, con democratico consenso, un limite secondo il principio di uguaglianza e a tutela dei diritti del singolo. Pensiamo all'essere umano come cittadino sovrano e come cittadina sovrana. Quella sovranità che finora, ridotta com'è alla più che dubbia libertà di dare il voto, è stata impotente, deve essere trasformata per opera dei cittadini in una sovranità concreta, pratica. Cittadine e cittadini devono essere liberi di prendere loro stessi decisioni politiche, se l'elezione di rappresentanti politici non dev'essere solo una cessione coatta di competenza e responsabilità. A un mandato ottenuto mediante la costrizione manca ogni legittimità.

Una democrazia che costringe i cittadini a farsi esclusivamente rappresentare o a consegnarsi alla selezione negativa di un partito per divenire rappresentanti, non è una democrazia completa, autentica. È legata al modello autoritario e patriarcale della monarchia e può sviluppare il proprio valore solo come momento di transizione a una democrazia delle cittadine e dei cittadini sovrani. Tale si può definire solo se il trasferimento di sovranità mediante elezioni a un parlamento, a un consiglio regionale o provinciale o comunale non è la cessione della libertà di azione politica, ma solo l'incarico agli eletti affinché per un tempo determinato e secondo precise regole portino avanti gli affari politici della società. Un incarico che dev'essere possibile revocare in qualsiasi momento, che è sottoposto al controllo diretto dei cittadini e che lascia a loro la libertà di azione politica, di condurre in qualsiasi momento da sè la discussione politica su questioni concrete e di decidere su di esse in modo vincolante. La libertà di azione politica dei cittadini non può essere limitata da un potere di rappresentanza politica. Dev'essere indipendente da alcun partito, senza costrizione ed essere una forza che si realizza e si legittima tramite il consenso fra i cittadini: una forza autonoma, che dà forma alla società in modo diretto, senza ulteriori mediazioni. Oggi la libertà di azione politica è appannaggio esclusivo dei partiti e di quelle forze della società che tramite i partiti e i loro rappresentanti esercitano col loro potere privato un influsso su di loro e possono produrre decisioni politiche.
I cittadini e le cittadine fino ad oggi non possono rendere effettiva la propria volontà di partecipare a configurare la vita sociale se non affidando col voto il potere di essere rappresentati appunto a un rappresentante di partito. Se vogliono far presenti ai rappresentanti le proprie richieste devono limitarsi a utilizzare gli strumenti della proposta di legge di iniziativa popolare o della petizione. Strumenti deboli, poiché assolutamente non vincolanti. In ultima istanza non rimane loro altro che la protesta in forma di manifestazione o di sciopero, più prossima alla violenza latente che al discorso razionale, con la quale si può tentare di esercitare una pressione sui loro rappresentanti; una protesta che sminuisce la loro dignità in quanto si basa sulla minaccia.
La democrazia puramente rappresentativa costringe a delegare senza che sia data una base di fiducia nei confronti dei rappresentanti, poiché esclude la possibilità di far valere da sè e direttamente la propria volontà. Cittadini e cittadine in un sistema di questo genere non sono riconosciuti in quanto soggetti autonomi ed emancipati, ma si ritrovano parte di un "corpo elettorale" in cui di essi si dispone come oggetti di una politica eterodeterminata. Laddove l'essere umano, in tal modo, è non già il fine, bensì l'oggetto di una volontà estranea, viene lesa la sua dignità umana. L'essere umano come essere libero, capace di agire ragionevolmente, è riconosciuto realmente solo là dove può far valere la sua propria volontà di dar forma alla realtà sociale. E solo in tal caso ci si può aspettare dall'essere umano un'azione veramente responsabile. I cittadini possono essere davvero responsabili solo per azioni che scaturiscono in un contesto e in un ambito che sorgono in condizioni e nel quadro di norme giuridiche stabilite e sostenute con la loro attiva partecipazione, e che essi possono anche porre radicalmente in questione e ridefinire completamente.

Le persone possono essere chiamate a condividere la responsabilità per l'andamento sociale se hanno il potere di decidere e la competenza per tutto ciò che riguarda la società. Devono sentirsi tenute a intervenire se la rappresentanza politica imbocca delle strade che paiono problematiche e quando determinate tematiche non vengono poste all'ordine del giorno della politica istituzionale.


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II. Contenuti dell'Iniziativa per più democrazia

Questi obiettivi, questa idea diventano realtà quando le persone cominciano a concentrarsi sull'idea della democrazia, quando cominciano a occuparsene e a discutere e a rendersi consapevoli di ciò che essa realmente significa. Noi vogliamo avvicinare, porre in contatto molte persone con quest'idea. Ne conseguirà il bisogno di una riforma del sistema politico della democrazia puramente rappresentativa, della sua integrazione con la democrazia diretta verso una democrazia integrale. La democrazia diretta non va intesa come alternativa alla democrazia rappresentativa, ma come sua integrazione e completamento, come una possibilità di stimolarla e controllarla. È da intendersi come una possibilità di rendere più viva la democrazia e di darle una salda base nella popolazione, di consolidarla mediante forme di intervento diretto del sovrano. La democrazia non è un sistema politico in sè concluso, ma un processo aperto, non concludibile. È soprattutto un processo di apprendimento. Se grazie a una democrazia allargata tutte le persone devono avere la possibilità di prendere da sè delle decisioni politiche, l'essenziale è allora la cultura del dibattito e dello sviluppo di una capacità di giudizio sociale. La decisione democratica dev'essere vista come un momento all'interno di un processo costante e durevole di formazione del giudizio. Le idee nuove non sempre fanno breccia immediatamente; la minoranza di oggi può essere la maggioranza di domani. L'interesse profondo per un'autentica democrazia è da ricercarsi nel fatto che le persone cominciano a percepire se stesse come cittadine e cittadini sotto ogni riguardo, porsi nei panni di altri, a correggersi vicendevolmente e a condividere così sempre più un comune punto di vista.
La democrazia esistente così come la conosciamo non incoraggia le persone a impegnarsi politicamente in modo indipendente dai partiti. Spesso accade che tali tentativi di impegno vengono anzi scoraggiati e le persone intimidite. La democrazia rappresentativa è di gran lunga una democrazia che esclude e tende a dividere la società, tramite i partiti, in settori contrapposti gli uni agli altri. Questa politica è cosa "dei politici". Una volta ottenuto il mandato, ecco che il mandatario vorrebbe essere lasciato lavorare in pace. I membri della società dovrebbero, altrettanto indisturbati, potersi dedicare ai propri interessi, trovandosi serviti e amministrati nel modo più efficiente possibile dalla politica ufficiale. La democrazia rappresentativa basa la sua essenza sulla parte politicamente passiva della popolazione. Vuole che le divisione del lavoro sia chiara e netta. Noi vogliamo invece una democrazia che include, che si sforza di interessare le persone a ciò che riguarda la società, di stimolare a pensare insieme, a parlare insieme, a decidere insieme. Vogliamo una democrazia che si basi su cittadine e cittadini attivi.
Questa democrazia, reale, includente, partecipata, integrale, non può sorgere che grazie a nuove regole del gioco e nuovi diritti per le cittadine e i cittadini. Questi devono costituire la base affinché i cittadini siano liberi e indipendenti nei confronti della rappresentanza politica. A tal fine dapprima dev'essere loro restituito il potere decisionale che oggi viene estorto ad ogni elezione. La condizione per il suo esercizio valido è la possibiltà di formarsi liberamente un'opinione tramite un'informazione indipendente, ampia e obiettiva. Al contrario di quanto finora accaduto i cittadini di un paese devono in ultima istanza diventare il punto di partenza di qualsiasi possibile delega di autonomia e sovranità.

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Devono quindi essere introdotte regole del gioco per una democrazia diretta praticabile. Se le cittadine e i cittadini (anche associati in organizzazioni o comitati) vogliono decidere da sè, allora questo deve poter avvenire con una quota minima di consenso nella popolazione (2-3% degli aventi diritto al voto) in una votazione popolare su disegni di legge da loro stessi presentati. Naturalmente deve poter essere oggetto di una tale decisione qualsiasi argomento che può essere materia di votazione per i rappresentanti. Ciò vale in particolar misura anche per le regole stesse del gioco, che sono stabilite in statuti e costituzioni. In questo caso c'è bisogno però di maggioranze qualificate. Chi vúole sottrarre determinati oggetti alla decisione popolare, rigetta il principio di sovranità dei cittadini. Fondamentalmente, decidono coloro che prendono parte alla votazione; invece coloro che non vi partecipano, vanno presi sul serio nella loro decisione di lasciare e delegare, nel particolare caso concreto, il potere decisionale ai propri concittadini. In tutti quei casi in cui i cittadini lasciano le decisioni ai loro rappresentanti - cosa che continuerà ad accadere nella maggioranza dei casi - potranno esercitare un controllo diretto sul lavoro dei rappresentanti stessi. Prima che una legge promulgata dai politici entri in vigore, i cittadini entro un certo limite di tempo devono poter decidere in una votazione popolare se questa debba entrare in vigore o no. Devono non solo avere la possibilità di respingere, ma anche di intervenire in modo correttivo.

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La libertà delle cittadine e dei cittadini si deve esplicare anche come libertà di nomina / scelta dei candidati, oltre che nell'elezione dei loro rappresentanti. Ciò significa che ogni cittadino col suo voto personale deve potersi esprimere in una votazione preliminare in favore della candidatura di un concittadino, una concittadina. Attualmente chi si candida ottiene il diritto per la propria candidatura solo come membro di una lista. Con il vincolo di candidarsi esclusivamente entro liste di partiti, fondamentalmente il principio di rappresentanza del popolo è saltato, in favore di quello di rappresentare un partito. Questo tradimento dell'elettorato è sanzionato attraverso la legge elettorale legata alla lista elettorale, che lo costringe, limitandolo a poter votare solo per un unico partito, a privilegiare la scelta del partito rispetto a quella delle persone eleggibili. Un nuovo diritto elettorale deve garantire la libertà di votare la persona.

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A differenza della sovranità popolare idealistica e astratta, da cui deriva il potere statale di rappresentanza, da cui poi con lotte decennali i livelli più bassi dell'amministrazione devono conquistare diritti autonomistici, e di cui al singolo cittadino non giunge alcuna traccia, l'idea della sovranità civica attribuisce a ogni livello amministrativo quell'autonomia, che effettivamente gli è necessaria secondo il suo ambito di azione. A differenza dello Stato e delle istituzioni per le quali sovranità significa pieni poteri e possibilità di esercizio massiccio del potere, i cittadini devono e possono delegare competenze e in particolare là dove esse vengono applicate meglio. La sovranità civica nella forma della democrazia diretta, praticata sui vari livelli amministrativi, porta risultati solo se questi possono amministrare il loro settore autonomamente e direttamente responsabili davanti ai cittadini. Questa autonomia finora é stata negata ai Comuni dell'Alto Adige. In modo più evidente manca loro l'autonomia di disporre sul proprio territorio e di rendere conto di ciò ai loro cittadini. E altrettanto manca l'autonomia di decidere sull'uso delle finanze, nella misura in cui buona parte dei loro mezzi finanziari viene messa a disposizione dalla Giunta provinciale sulla base di leggi provinciali. Senza autonomia dei Comuni la sovranità dei cittadini nei loro Comuni è priva di forza. L'autonomia che lo Stato ha passato al livello inferiore, la Provincia, deve perciò essere fatta passare oltre, ai Comuni nonché ai cittadini stessi.

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L'affermazione e lo sviluppo della democrazia sono strettamente connessi al riconoscimento giuridico e alla tutela pratica dei diritti del cittadino non solo dei diritti politici ma anche di quelli civili e sociali. Fra tali diritti, contenuti nella dichiarazione dei diritti universali dell'ONU, nella Costituzione, nelle Leggi nazionali ed europee, e il godimento pratico dei diritti da parte dei cittadini esiste un consistente divario. Colmare questo divario è un imperativo operativo determinante ai fini dello sviluppo di una democrazia compiuta. Questo è un impegno che l'associazione si assume. Nella società moderna italiana alcuni diritti assumono un particolare rilievo come quelli riguardanti la giustizia, la sanità, l'istruzione e la cultura, il lavoro e particolarmente il diritto all'informazione. I corretti processi dell'informazione e della comunicazione sono gli elementi fondativi di una cultura democratica e di una cultura della cittadinanza che si formano sulla base di una libera rielaborazione personale dalla massa delle informazioni ricevute che devono essere prive di distorsioni. Per questo diventa importante l'impegno contro l'uso distorto e fazioso, molto diffuso, degli strumenti d'informazione e comunicazione (radio, TV, stampa) ma, ancora più importante, è l'impegno per uscire dalla passività d'utente e affermare invece un ruolo attivo del cittadino in questo campo.


Si può e si deve, infatti, costruire una rete comunicativa autogestita che utilizzi giornali e radio locali e in prospettiva l'uso di internet. Con internet si può mettere a disposizione dei cittadini un formidabile strumento di comunicazione facile, veloce, non costoso, che mette in rete non solo informazioni ma anche progetti, studi, dibattiti, iniziative politiche e culturali, che mettono in comunicazione fra loro singole persone, gruppi, centro e periferia, le periferie fra di loro.


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III. Le condizioni culturali per più democrazia

Se nuove regole del gioco e nuovi diritti costituiscono gli ingredienti per dare corpo alla focaccia della democrazia integrale, la consapevolezza di sè delle persone e la pratica dell'autocoscienza ne sono il lievito, capace di esaltare gli ingredienti dando loro la giusta consistenza e spessore e forma, e reso a sua volta efficace in tutta la sua potenzialità formatrice e trasformatrice dall'immersione in un impasto giustamente dosato e opportunamente mescolato e riscaldato. In assenza di questo lievito la "focaccia" democratica integrale si appiattisce e si svuota del suo significato sostanziale di progetto ispirato al principio di cooperazione e condivisione, e non resta che un'applicazione della ricetta dal sapore di estremismo individualistico tendenzialmente asociale, di uno spirito di competizione già abbondantemente predominante (con tutti gli squilibri che ne conseguono), ed esposta senza difesa a qualsiasi operazione di manipolazione del consenso.
Come scrisse Albert Einstein nel 1949: "Nelle condizioni attuali, i capitalisti privati controllano inevitabilmente, in modo diretto o indiretto, le principali fonti di informazione (stampa, radio, educazione). Pertanto è estremamente difficile, se non impossibile nella maggior parte dei casi, che un cittadino arrivi a conclusioni oggettive e possa fare un uso intelligente dei suoi diritti politici." Un consenso libero e informato ha come premessa la consapevolezza in quanto lavoro sulle dinamiche e i meccanismi immaginari e simbolici che regolano la vita privata, e che non si neutralizzano ma seguono il corso proiettandosi nella sfera pubblica, spesso rimossi dalla coscienza. Il riappropriarsi della percezione cosciente di questi meccanismi, dinamiche e decisioni coincide con la pratica dell'autocoscienza. Così le persone possono permettersi il passaggio da una condizione di soggettiva passività a una condizione attiva, passaggio che trova il suo naturale sbocco nel compimento e adempimento della sovranità originaria. Tale processo sarà promosso e a sua volta promotore, in un circolo virtuoso, della ricostruzione e della creazione di luoghi e tempi appositamente concepiti per la formazione della coscienza. Luoghi e tempi di dibattito, discussione, di scambio di informazione, di dialogo aperto, di comunicazione intersoggettiva e di riconoscimento reciproco, che formeranno il presupposto e l'alimento naturale per ricostruire il senso di connessione con la collettività, con la società e col mondo, il senso della responsabilità e della competenza a decidere su questioni della cosa pubblica, con pari dignità di tutte e tutti, a partire dalle proprie personali e private individualità, differenze ed esigenze. In questo modo la sfera dell'azione collettiva, in quanto campo in cui si può operare il passaggio dal predominio della modalità della competizione strutturale a una modalità cooperativa, diventa il naturale contesto per i cambiamenti e le trasformazioni necessarie al bene comune e alla sua costante realizzazione politica, senza scavalcare o sottomettere le ragioni dell'individuo.

Se il ruolo attivo, politico del cittadino, della cittadina nella società deve rafforzarsi in generale, è ovvio porsi la questione di quali siano le condizioni per raggiungere questo rafforzamento. La questione è: qual è l'insieme delle condizioni culturali che vanno coltivate o introdotte affinchè la democrazia possa prosperare al meglio?

Noi attualmente viviamo in Alto Adige in una condizione di benessere economico e di distensione sociale ed etnica. Sono tempi favorevoli per osare più democrazia. Ma i segni dei tempi non vanno letti solo nella realtà esteriore, politica o economica. Essi si manifestano anche nelle implicazioni di una realtà interiore, psichica e culturale di una collettività. Un'epoca fondata sul benessere materiale e la prestazione, che vive in fretta, ha lati d'ombra che possono portare all'isolamento e all'emarginazione, alla piattezza e alla mancanza di senso. Condizioni tutt'altro favorevoli per lo svilupparsi di una capacità di agire in direzione del bene comune, di cittadini e cittadine liberi. Creare condizioni culturali favorevoli a più democrazia vuol dire portare più calore e più luce in questi lati d'ombra, significa creare più occasioni di autentico incontro fra persone provenienti dalle più svariate esperienze; significa mettercela tutta per raffinare e approfondire la cultura del dialogo nel nostro territorio; significa vedere nell'alterità, nella differenza e nella diversità uno stimolo e una possibilità di arricchimento, e considerare il coraggio civile come una virtù. Alla fin fine la democrazia può andare a gonfie vele quando predomina un clima di maggiore apertura e piacere dello scambio e del dialogo, un clima che consente di ridimensionare le paure. La paura del contatto, la paura dell'inconsueto, del non abituale, dell'onnipresente potere dei decisori politici ed economici e la paura del potere lacerante dei mass media. Dove predomina un clima nel quale risulta ovvio che le persone si dimostrano come effettivamente sono e dicano ciò che pensano e che nello scambio con altri continuano a imparare.
L'Alto Adige è una piccola provincia. Le persone che hanno nel bene comune la propria mèta e il fondamento della propria motivazione politica, possono avvicinarsi a fare conoscenza in breve tempo. Non c'è bisogno di chissà quale fatica per organizzare un tale incontro. In questa ottica va facilitato un processo di comunicazione che non sia imprigionabile nelle costrizioni della politica di partito o di altri interessi privati di singoli o di gruppi. Là dove le persone si mettono a dialogare e la vicendevole comprensione è mèta dei loro sforzi, nasce il dialogo. Comprendersi significa in questo caso non necessariamente essere d'accordo, ma designa la volontà dei dialoganti di mantenere aperto il confronto e lo scambio fra loro finchè si sperimenta il consenso sul fatto di essersi compresi. Questa è la premessa per occuparsi delle questioni e delle idee più diverse e per non abbandonare mai il terreno della considerazione reciproca, anche se le opinioni sono divergenti. In tal modo gli argomenti non vengono usati come armi con cui sminuire, impressionare, minacciare e spaventare l'altro, ma con fonti razionali per giungere a soluzioni migliori dei problemi sociali e ambientali. Se ci si basa sul dialogo, alla fine non ci saranno vincitori e vinti, bensì un risultato più o meno buono. Questo risultato sarà quello per cui alla fine risulteranno tutti vincitori. Porterà a comprendere e conoscere, a un guadagno in infomazione o a un guadagno in riferimenti reali, un ampliamento di orizzonti o un guadagno in riconocsimento, un'apertura verso ciò che favorisce le decisioni, verso la profondità spirituale o un avvicinarsi a una soluzione più appropriata del problema; e comunque la propria crescita e la propria evoluzione personale non sono mai qualcosa che sminuisce qualcun altro.


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IV. La realtà politica nella quale dobbiamo operare

Il travolgente processo della "globalizzazione" con la sua tendenza all'unificazione in un unico gran mercato di tutte le economie nazionali, genera contemporaneamente la tendenza alla centralizzazione privata del potere decisionale e al prevalere di una logica selvaggia del mercato capitalistico che incide sempre più pesantemente sull'autonomia e sovranità dei singoli stati nazionali mettendone in crisi e rendendone inefficienti i processi democratici ed il loro stesso sistema rappresentativo.
Per un governo democratico della globalizzazione sono necessari luoghi politici decisionali istituzionali che possano imporre delle regole a limitazione del potere privato e quindi siano poste a tutela degli interessi universali dei popoli. La riforma dell'ONU e la fondazione della Comunità europea vanno in quel senso anche se in queste istituzioni permane un deficit democratico assai rilevante per un costante accentramento di poteri cui manca un controllo democratico da parte dei cittadini. Se la tendenza all'accentramento dei poteri sovranazionali è inevitabile, esso deve essere bilanciato, da una parte, dal concorso dei cittadini nell'elezione e nel controllo del Parlamento e del Governo europeo e alla partecipazione per la creazione di una Costituzione europea, dall'altra, dall'estensione delle forme di federalismo a livello regionale e negli enti locali che unitamente agli strumenti di democrazia diretta rendano possibile ampia forma di autogoverno dei cittadini.

In Alto Adige la realizzazione di forme di autogoverno è a tutt'oggi un fatto incompiuto. Se è vero che lo Statuto di Autonomia ha garantito ampie competenze legislative accompagnate da relative consistenti risorse finanziarie è altrettanto vero che l'autonomia si è fermata a livello di Giunta Provinciale che ne ha caratterizzato la sua gestione con un esasperato centralismo. Di fatto i Comuni sono privi di un'autonomia finanziaria e territoriale per cui è dilagante il potere delle elites politico-burocratiche della Provincia sui Comuni stessi. Tale potere si estende in modo pervasivo su tutta l'intera comunità altoatesina tanto da poter affermare che non sono le elites politiche ad essere espressione della società ma la società stessa ad essere conformata secondo il volere delle elites politiche. Ne è l'esempio l'intervento della Provincia nei settori della scuola, cultura, università, nello sport, nella sanità, nell'urbanistica, nell'economia che limita e mortifica le forze sociali che in quei settori ne rivendicano autonomi sviluppi e autonome gestioni che sono indotte dalle loro peculiari dinamiche.
In questa situazione può diventare rilevante e decisivo il ruolo che può svolgere l'associazione che deve essere teso a concorrere al fine di riscattare la società civile dalla situazione di sudditanza nei confronti della classe politica.
L'associazione deve riuscire a fornire alla società civile degli strumenti politici e anche legislativi affinchè nel contesto di un nuovo statuto di autonomia si affermi, teoricamente e praticamente, una nuova cultura politica per una cittadinanza soggetto e non oggetto della politica.


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V. Struttura organizzativa e metodo di lavoro dell'Iniziativa per più democrazia

L'Iniziativa è composta di socie e soci che perseguono i loro obiettivi comuni, stabiliti nello Statuto dell'Iniziativa e nell'Assemblea sociale, e sono collegati fra loro in quanto singole persone, gruppi locali, organizzazioni o enti, in una rete di democrazia. Per garantire una collaborazione feconda e soddisfacente per tutti i partecipanti, essi sono organizzati democraticamente nell'Iniziativa, però agiscono in sintonia rispettando l'autonomia reciproca. Per il perseguimento degli obiettivi comuni dotano la struttura dell'Iniziativa dei mezzi necessari secondo la propria valutazione. L'Assemblea sociale, in cui ogni socio detiene un voto, definisce entro i limiti stabiliti dallo Statuto gli obiettivi a lungo termine e le mete parziali, da perseguire a tal fine anno per anno. Essa stabilisce inoltre a grandi linee il modo in cui tali obiettivi devono essere raggiunti, indicando la via che ritiene più sensata. L'Assemblea sociale costruisce la strada verso gli obiettivi, stabilendo consensualmente i compiti comuni, il cui adempimento crea la base e la possibilità per raggiungere gli obiettivi prefissati.
Per il perseguimento coerente ma adeguato di volta in volta alle possibilità e necessità della situazione, l'Assemblea sociale elegge un Direttivo composto di un numero di persone da 5 a 15. Esso ha il compito di osservare la situazione in cui l'Iniziativa opera, e di utilizzare al meglio e in tempi brevi con le proprie decisioni, resistenze e opportunità per raggiungere gli obiettivi. Sarà suo compito dare stimoli per l'attuazione del lavoro concreto e curare al meglio i contatti con i soci, specialmente con le organizzazioni. Singoli membri del Direttivo dovrebbero assumersi la competenza per i vari settori di attività e dovranno rappresentare quanto meglio possibile le diverse parti della provincia. Il Direttivo dispone un Ufficio di coordinamento composto da persone che si occupano di stimolare, predisporre e attuare tutte le attività che si rendono necessarie nel dettaglio, per:

1)

la costruzione, la continua espansione della rete di democrazia e per mantenerla informata e in movimento. La rete di democrazia deve rendere possibile la divulgazione di informazione, la codeterminazione, il dibattito e la possibilità comune di azione e partecipazione per tutta la popolazione a iniziative rilevanti e di valore dal punto di vista democratico e dei diritti civili;

2)

garantire che i laboratori di democrazia possano lavorare; questi sviluppano idee e progetti per iniziativa coinvolgendo persone qualificate;

3)

garantire che l'attuazione di iniziative di democrazia diretta vada in porto; ciò allo scopo di far progredire la democrazia rappresentativa in senso partecipativo e di integrarla con strumenti di democrazia diretta per rendere possibile un'ampia e diretta partecipazione dei cittadini alla discussione politica e alle decisioni che riguardano la collettività , nonché una libertà politica di azione;

4)

organizzare e attuare un lavoro di formazione della coscienza civica. In collaborazione con enti formativi e organismi di educazione permanente si organizzano manifestazioni culturali, di incontro e su nuove prospettive politiche;

5)

sostenere l'osservatorio di democrazia; è composto da persone in possesso di competenza, con la funzione di giudicare avvenimenti di rilevanza democratica e di dare una valutazione critica pubblicamente;

6)

costruire contatti interregionali con iniziative di carattere analogo, mantenerli e ampliarli.


(nach oben)

Erstellt von: dirdemdi
Zuletzt verändert: 2006-03-21 02:09 AM
 

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