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Initiative für mehr Demokratie - Südtirol / Iniziativa per più democrazia - Alto Adige / Scomenciadia por plü democrazia - Südtirol

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Leggimi


Nonviolenza e quale democrazia?

Gandhi e il popolo sovrano

La democrazia, cosí come viene attualmente intesa e praticata, é cosa interessante e gratificante esclusivamente per una minima parte della popolazione. La maggioranza invece percepisce il proprio ruolo come insignificante. Ció nonostante i massmedia si adoperano per rendere intrattenente il pettegolezzo politico. Ma il significato stesso della partecipazione politica, ed il ruolo del popolo sovrano, restano nettamente marginali. Ed é questa marginalitá rispetto alla cosíddetta classe politica, a porre interrogativi a noi movimento nonviolento. Esiste la possibilitá di modificare la prassi democratica in modo tale da renderla interessante e significativa per la popolazione? Gandhi intendeva la democrazia in senso non meramente rappresentativa, anzi, il suo credo politico suggerisce tuttora alcune necessitá di miglioramento e di sviluppo, proprio a favore della popolazione. L'elezione di rappresentanti politici é da considerare una conquista democratica sensata, perché permette alla popolazione di non doversi occupare del lavoro politico-amministrativo quotidiano. Da questa necessitá siamo peró passati alla situazione estrema, di togliere al popolo pressoché ogni potere decisionale per tutto il periodo tra un'elezione e l'altra. L'unica ed assai limitata eccezione é costituita dal referendum abrogativo. Tale strumento peró non puó essere considerato idoneo per salvaguardare la sovranitá popolare nel periodo tra le elezioni. Si tratta quindi oggi di sviluppare delle forme di partecipazione popolare diretta, che permettano alla cittadinanza di assumersi tutte quelle decisioni, che essa preferisce non delegare ai rappresentanti eletti. Soltanto dalla partecipazione diretta popolare puó nuovamente nascere interesse ed un maggiore senso di responsabilitá sociale, attitudini di fondamentale importanza per una politica nonviolenta, ecologica, sociale.

Voce e peso del popolo

La disaffezione dalla vita pubblica e la scarsa fiducia nei rappresentanti politici sono superabili solamente attraverso la restituzione di reali poteri decisionali alla gente. Lo dimostrano ormai alcune esperienze europee (in Svizzera, Baviera, Sassonia), dove gli strumenti di democrazia diretta hanno prodotto una cultura del dialogo pubblico attorno a questioni concrete, di interesse comune. Sia a livello comunale che regionale o nazionale, lá si stanno solidificando delle nuove competenze democratiche popolari. Dopo le difficoltá iniziali, la popolazione impara infatti ad informarsi, ad esprimere la propria posizione e a rispettare quella altrui. Si nota inoltre un cambiamento sostanziale nell'approccio all'informazione. L'individuo comune, da consumatore passivo di notizie politiche, passa gradualmente al ruolo di soggetto attivo, perché dotato di poteri decisionali. È quindi interessato all'informazione non piú a mero scopo d'intrattenimento, bensí a scopo di orientamento e ei formazione personale. Nasce cosí una dinamica nuova tra popolazione, massmedia e politici, che sensibilizza e responsabilizza tutte queste forze chiamate in causa. Ció non puó, in ultima analisi, che giovare allo sviluppo sociale e culturale dei comuni e dell'intero paese. Il migliore governo secondo M. K. Gandhi é infatti quello che sá rendersi dispensabile, favorendo il concetto di sussidiarietá e di decentramento del potere.

Dare il voto senza perdere la voce

Nella democrazia rappresentativa ci si aspetta dagli elettori il loro voto, per rimandarli in segito sulla tribuna dei spettatori. Con il voto, il cittadino si vede quindi costretto a dare piena fiducia nella persona e nel partito preferito pur non conoscendone le decisioni richieste nel futuro, ne le loro positzioni concrete in merito. L'elettore si trova quindi nella pessima situazone di dover porre cieca fiducia a priori in persone e partiti che non conosce a fondo. Tale dilemma crea inevitabilmente un diffuso senso di frustrazione e di impotenza. Le elezioni richiedono infatti un immenso sforzo pubblicitario ed il richiamo costante dei massmedia per attirarvi l'attenzione e l'interesse della cittadinanza. Ma il dilemma di fondo rimane cosí rimandato di volta in volta. Nel caso delle decisioni popolari invece viene a crearsi una situazione nettamente diversa: Soprattutto a livello comunale, ma anche a livelo regionale o nazionale l'interesse e l'identificazione con un problema nasce dalla concretezza della questione e delle possibili soluzioni. Risulta assai piú realistico e facile, comprendere una causa concreta, piúttosto che conoscere a fondo una persona ossia un partito. La probabilitá di sbagliarsi risulta quindi inferiore nelle decisioni concrete, piúttosto che nella scelta di delegati politici. Nel periodo tra le elezioni sarebbe quindi piú che opportuno, affidare alla cittadinanza quelle decisioni che sono di interesse comune. Attraverso le decisioni popolari, i politici avranno l'opportunitá di conoscere meglio le intenzioni della gente, che a sua volta potrá cosí correggere ed integrare l'operato dei politici.

Innanzitutto l'interesse comune

Piú persone sono coinvolte nei processi decisionali, meno é il rischio che le decisioni siano di parte, a misura di tornaconti privati, di persone influenti, ovvero dei gruppi politici stessi. Risulta infatti piú probabile corrompere dei singoli politici, piúttosto che corrompere la cittadinanza. Sono in genere i progetti di grande rilievo economico ad essere soggetti favoreggiamenti e corruzione da parte di colore che se ne aspettano grandi profitti. Ció si puó prevenire attraverso il referendum finanziario obbligatorio come viene praticato per esempio nei comuni Svizzeri. Soprattutto a livello comunale e regionale conviene sottoporre al giudizio della collettivitá quei progetti che comportano spese di grande rilievo e di sensibile incidenza sul bilancio pubblico.

Autonomie e responsabilitá

Cosíccome i governi comunali cedono alcune decisioni alla popolazione, cosí loro stessi dovranno ottenere margini piú ampi di autonomia dalle rispettive regioni e dallo stato. Una maggiore autonomia finanziaria e legislativa accresce sia il senso di responsabilitá dei comuni, sia la partecipazione dal basso e in seguito anche la trasparenza delle scelte politiche.

Errare humanum est

La competenza decisionale é questione di cognizione di causa e di senso di responsabilitá. Cossíccome in passato si negava alle donne sia l'uno che l'altro, cosí vige tuttora la tendenza di sottovalutare la capacitá e l'idoneitá politica della cittadinanza. In realtá peró bisogna ormai riconoscere, che si trovano assai piú persone esperte tra la popolazione che nella cerchia dei politici. In linea di massima é lecito affermare: Piú persone partecipano al processo decisionale, meno é il rischio di sbagliare, e viceversa. Il grado di istruzione e di conoscenza é oggigiorno sufficiente da rendera la popolazione capace di riappopriarsi maggiore sovranitá rispetto ai suoi rappresentanti politici. Il principio dell'autodeterminazione é per sua natura consone al pensiero nonviolento, piú che il principio della delega a rappresentanti politici. Questi restano spesso estranei alle conseguenze negative delle loro decisioni, ovvero avvantaggiati da eventuali benefici. Capita inoltre ben raramente, che un rappresentante politico sia a priori competente nelle mansioni a lui affidata. Quindi si dovrá affidare a persone esperte in materia, ovvero iniziare un percorso di formazione personale, esperienze facendo. Sia ai politici che alla cittadinanza bisogna dunque riconoscere il diritto di accrescere le proprie competenze tecniche e democratiche. Cosí i politici continueranno ad occuparsi del lavoro politico amministrativo ordinario, mentra al popolo sovrano spetterá la facoltá decisionale in tutti quei casi in cui si ritiene particolarmente chiamato in causa.

La libertá d'opinione

La democrazia diretta popolare comporta maggiori occasioni di dialogo e di confronto tra assemblee pubbliche e iniziative varie d'informazione. Alcune decisioni possono comportare dei conflitti d'interesse ed un certo coinvolgimento emotivo. Quindi é inevitabile anche la reazione di forme di controllo sociale. Per garantire, ció nonostante, la libertá di pensiero e di decisione, le votazioni devono avvenire in un contesto protetto ed anonimo.

Par condicio

Accade assi frequentemente che un esponente politico sia soggetto a manipolazioni o corruzioni. Ma anche la popolazione stessa non é da considerarsi completamente immune contro tali pericoli, bensí essa sia per sua numerositá ed eterogeneitá piú difficilmente manovrabile. Ció nonostante anche nel caso di votazioni dirette popolari, esiste il pericolo di tentativi di manipolazione attraverso le moderne forme di telecomunicazione mediale. Analogamente alle regole di pari condizioni, riguardanti le elezioni politiche, anche le vorazioni dirette popolari richiedono un quadro normativo, che garantisca alla parti contraenti un'accesso paritario ai canali d'informazione. Dei modelli funzionanti si possono osservare per esempio in Germania, nella Danimarca ed in Svizzera.

La prassi del voto popolare

Ogni persona o gruppo ha, in via di principio, diritto di richiedere una votazione popolare, sia a livello comunale, sia a livello regionale o nazionale. A secondo del livello interessato, viene peró richiesta una petizione sottoscritta da un numero minimo di persone, ossia una percentuale minima degli aventi diritto al voto. Piú si abbassa tale quorum, piú viene favorita la partecipazione democratica popolare, e viceversa. Nei comuni inferiori ai diecimila abitanti, il quorum auspicabile si dovrebbe aggirare attorno ai 5 - 10 % degli aventi diritto al voto. Si tratta inoltre di semplificare anche i requisiti formali per la raccolta stessa delle firme, in modo da raggiungere con maggiore facilitá la gente comune. Il referendum puramente abrogativo in vigore prevede tuttora un quorum sulla partecipazione al voto stesso. Per le elezioni politiche tale partecipazione minima non é richiesta. Giustamente, perché non é da considerarsi un requisito democratico necessario. Chiunque decide di astenersi dalla votazione, decide a priori di rispettare la decisione della maggioranza. Anche nel caso della votazione popolare é superfluo ogni quorum di partecipazione, come lo dimostrano le esperienze negli altri paesi europei. In questo modo si evita inoltre ogni tantativo antidemocratico di boicottaggio della votazione, mediante l'astensione. Chi rinuncia al proprio voto, rispetta a priori il voto altrui. Si tratta di un principio rigorosamente democratico, semplice e chiaro.

Il voto popolare ha sempre i suoi vantaggi

Non esiste alcuna garanzia a priori, che la maggioranza della popolazione la pensi e decida come noi. Anzi, é assai piú probabile, che a volte non prevalga il pensiero nonviolento, lo spirito ecologista, sociale. Attenendoci peró ad uno spirito veramente democratico, é sempre preferibile conoscere e rispettare la posizione della maggioranza. Qualsiasi processo di crescita autentica e di cambiamento é comunque possibile solo partendo dalla situazione reale. Anche se una situazione emergente dovesse richiederci degli sforzi culturali, sappiamo di essere confrontati con fenomeni evidenti, visibili. Nessuna decisione, compresa quella popolare, é irreversibile, anzi, ogni scelta, dopo un determinato tempo puó essere rimessa in discussione con lo stesso procedimento democratico.Restano tuttavia fermi alcuni aspetti nettamente positivi, a favore della democrazia diretta popolare: coloro che decidono se ne assumono anche le responsabilitá e le conseguenze. Tale prassi comporta a lungo andare un'enorme processo di maturazione culturale della popolazione. Le esperienze estere dimostrano infatti che le ripetute occasioni di partecipazione decisionale popolare favoriscono una cultura del dialogo e della tolleranza reciproca. Esiste condizione migliore per una cultura democratica, nonviolenta?

Josef Gruber, febbraio 2001

Erstellt von: dirdemdi
Zuletzt verändert: 2006-03-21 06:09 PM
 

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